lunedì 2 febbraio 2015

RECENSIONE: Ciò che inferno non è, di Alessandro D'Avenia.

Buon pomeriggio a tutti quanti!
Come vanno le cose? Qui non smette di piovere da settimane ormai ed è veramente stressante, noi siciliani non ci siamo abituati, siamo fatti per metà di sole e quando questo viene a mancare ci spegniamo un po'. Speriamo che a breve il nostro caro amico venga a farci qualche gradita visita.
Nel frattempo, per ingannare l'attesa, vi lascio la recensione di Ciò che Inferno non è, che con la sua copertina di sole e mare ci dà un po' di speranza.


Alessandro D'Avenia
Ciò che Inferno non è 
23 maggio 1992, la scuola sta per finire: un gruppo di liceali palermitani sta festeggiando in piscina, quando dalla tv giungono le immagini della strage di Capaci. Federico è uno di quei ragazzi. Mesi dopo, alla fine di un nuovo anno scolastico, proprio mentre si prepara ad andare a Oxford per un mese di studio, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome intero è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito ad andare a Brancaccio a dargli una mano con i bambini del centro Padre Nostro, che don Pino ha inaugurato per strapparli alla ai "padrini" del quartiere, parodia violenta della paternità. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che porta a Brancaccio, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita, quella vera. Quella sera tornerà a casa senza bici - gliela rubano -, con il labbro spaccato da un pugno e con la sensazione di dover ricominciare da capo: dal buio dei vicoli controllati da uomini senza scrupoli; dalle vite spesso disperate, sempre durissime, ma talora felici di Francesco, Maria, Dario, Serena e tanti altri... Fino al 15 settembre 1993: il giorno del cinquantaseiesimo compleanno di padre Pino, lo stesso in cui viene ucciso. Il giorno in cui la bellezza e la speranza per Palermo restano affidate alle sue mani di ragazzo, chiamato a cercare e difendere ciò che, in mezzo all'inferno, inferno non è.
Non è importante quanto il labirinto sia complesso, ma quanto forte è il filo che ci lega all'amore.


Alessandro D’ Avenia, un nome ed una garanzia, senza alcun dubbio. Quest’uomo è uno dei pochi, pochissimi, scrittori che compro a scatola chiusa. Qualsiasi cosa scriva è in grado di rapire, cambiare, fare innamorare.
D’Avenia ci aveva già incantati con i suoi precedenti romanzi Bianca come il latte, rossa come il sangue e Cose che nessuno sa, e ritorna a farlo adesso con questo nuovo racconto quasi autobiografico, che ancora una volta ci racconta le vicende di adolescenti alle prese con questa nuova esperienza che è la vita, persi in un mare di dubbi, con soltanto qualche risposta.
Cos’è l’inferno se non una pura sottrazione, un continuo togliere tutta la vita e l’amore da dentro le cose? E quale luogo se non Brancaccio, quartiere mafioso in cui tutto è avvolto dalle tenebre più fitte, può essere considerato tale? E’ però nel buio più profondo che le stelle più belle sono destinate a risplendere, e anche in questo buio una stella luminosissima c’è e si infiltra nell’oscurità, rischiarandola: 3P, Padre Pino Puglisi. Padre Pino, che è stato fatto con orecchie, piedi e mani più grandi per poterci donare più, che ha sorriso perfino quando la consapevolezza della morte imminente è arrivata, Padre Pino che ha reso il mondo migliore soltanto per il fatto di averci camminato sopra, Padre Pino che ha deciso di prendere in mano la sua vita e far sì che valesse veramente la pena viverla. Un guerriero, un amico, un prete, un compagno di giochi. Padre Pino era tutto ciò che di buono può incarnarsi in un uomo, e non ha avuto timore ad affrontare la mafia per amore di quei bambini i cui sorrisi sono capaci di lasciarti un segno che mai andrà via.
Federico questo l’ha capito, e ha smesso di farsi trascinare dall’indifferenza, ha spazzato via quella falsa facciata di benessere e felicità che ha sempre respirato e si è addentrato nelle strade dell’inferno, aiutando Don Pino a portare un po’ di Paradiso. Federico ha ancora la forza di sognare, ama scrivere, e le parole sono le sue àncore e i suoi ancora.
 La vita vera è quella che si respira tra le strade di quel quartiere tanto insidioso, separato fisicamente con una ferrovia dal resto della città, isolato, quasi trasparente, celato sotto lo sguardo dei cittadini che sanno e fanno finta di non sapere. Cittadini che ignorano tutto quello che si trova al di là di quei binari, come se non esistesse, sperando che un giorno possa finalmente aggiustarsi da solo. Incredibile credere che a pochi passi dalla ‘zona bene’ della città possa celarsi una realtà così diversa, crudele, ingiusta. Eppure è così evidente. Perché tutti fingono di non vedere?
Una storia di luce e buio, che apre gli occhi su tante –troppe- di quelle cose che ci circondano, e che fingiamo di non vedere. Sarà proprio questo ad ucciderci, lentamente. Abbiamo bisogno di luce, di
bellezza, di amore, ed è tutto dentro di noi, basta cercare.
Federico è riuscito a liberarsi di quella falsa realtà che si era a poco a poco creato ed ha abbattuto l’indifferenza, addentrandosi sempre più nelle viscere di quella zona di Palermo che si trova a pochi passi dalle più belle vie, e che sembra dimenticata da tutti. Lì incontra l’amore, la bellezza, e tutte le cose che gli mancavano per essere, divenire.
Per la terza volta, Alessandro D’Avenia irrompe nella mia vita con un tempismo perfetto. Ogni
qualvolta mi trovo a barcollare –per un motivo o per un altro- ecco che uno dei suoi romanzi si fa notare dagli scaffali della libreria e inevitabilmente mi entra dentro, con le forza delle sue parole così piene d’amore e di bellezza. D’Avenia mi ha insegnato a cogliere la bellezza del mondo, anche quando sembra non esserci; mi ha resa una persona migliore, mi ha insegnato ad a prendere le redini della mia vita e ad ottenerne il controllo; mi ha dato un modello da seguire ed è riuscito a darmi tante di quelle cose che se continuassi a scrivere non la smetterei più.
Anche questo libro è caratterizzato dal suo incredibile modo di scrivere che impregna le pagine e arriva ai lettori senza filtri, e la lettura scorre veloce come il susseguirsi delle onde. Parlare della struttura del libro o di altre caratteristiche riguardanti la scorrevolezza o la forma del testo mi sembrerebbe un’offesa, questo libro va ben oltre delle semplici considerazioni.

VOTO: 

Dunque, lettori, lasciate un segno e sarò felice di leggervi, as always. Vi abbraccio, Alice xx

5 commenti:

  1. DEVO leggere questo libro ♥ Di Padre Pino Puglisi ce ne parlavano tanto tanto a religione e sono certa che mi colpirebbe leggere una storia che ne parli.. soprattutto se scritta come è capace questo autore ^^

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    1. Francy, te lo consiglio tantissimo, è veramente fatto bene! <3
      Fammi sapere se lo leggi!

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  2. Ciao Alice! Ho amato questo romanzo, mi ha fatto piangere e arrabbiare. D'Avenia ha cambiato stile questa volta, lui è davvero un acrobata delle parole. Bella recensione!
    A presto
    Salvia

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    1. Non avevo mai pensato ad un espressione del genere, ma direi che hai colto nel segno, Alessandro è proprio un acrobata.
      Grazie mille, ti abbraccio,
      A

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  3. Sto leggendolo. C'è tanta poesia, tante parole che mi piacciono e tanta paura per quel mondo di cui ho sentito parlare ma che oggi sto imparando av"vedere" Grazie Alessandro!"

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